L'Europa deve
liberarsi dalla morsa nordamericana e di Bruxelles
In un'intervista al Secolo XIX, Nicolai Lilin, soldato di origini siberiane, coinvolto in cinque guerre in prima linea e autore dell’Educazione siberiana, invita apertamente a diffidare delle versioni e del racconto dei media mainstream in occidente rispetto a quello che sta accadendo in Ucraina. "Tutto è raccontato in modo sbagliato perché è stato da subito distorto il concetto geopolitico attorno al quale è nato questo conflitto. Questa guerra non è una guerra in o per l’Ucraina. È un conflitto tra potenze mondiali. Il primo esercito in campo, invisibile, è quello degli Stati Uniti. Una potenza in fase di fallimento che si sta muovendo da anni su decine di fronti per mascherare e per cercare di placare la sua inesorabile crisi economica. Ovviamente, quella americana non è una guerra militare, ma del tutto politica. Il problema, per loro, è che non ne potranno più uscire vincitori».
In un'intervista al Secolo XIX, Nicolai Lilin, soldato di origini siberiane, coinvolto in cinque guerre in prima linea e autore dell’Educazione siberiana, invita apertamente a diffidare delle versioni e del racconto dei media mainstream in occidente rispetto a quello che sta accadendo in Ucraina. "Tutto è raccontato in modo sbagliato perché è stato da subito distorto il concetto geopolitico attorno al quale è nato questo conflitto. Questa guerra non è una guerra in o per l’Ucraina. È un conflitto tra potenze mondiali. Il primo esercito in campo, invisibile, è quello degli Stati Uniti. Una potenza in fase di fallimento che si sta muovendo da anni su decine di fronti per mascherare e per cercare di placare la sua inesorabile crisi economica. Ovviamente, quella americana non è una guerra militare, ma del tutto politica. Il problema, per loro, è che non ne potranno più uscire vincitori».
«Ma quale golpe di popolo! E’ stato un golpe di
Stato, di più Stati, contro un governo legittimo. Uno schieramento di forze
organizzate dalle potenze occidentali, che in primo luogo si sono premurate di
costringere i media a non poter fare altro che raccontare bugie. Avevano solo
le notizie delle agenzie di stampa finanziate da imprese nel campo
dell’energia, del petrolio, degli armamenti».
Dietro le barricate di Maidan c’erano
operai, studenti…
«Ragazzi in buona fede, ma ignoranti e
strumentalizzati da una cricca di poteri e di potenze finanziarie e straniere.
Un po’ come i forconi in Italia, che tra poco ritorneranno, magari con un altro
nome. Dietro le barricate di Maidan c’era un grumo di interessi, un blocco
pronto a impossessarsi illegalmente del Paese non per fare gli interessi
pubblici ma quelli di gruppi privati esterni».
Un complotto.
«Tutto vero. Ha visto cosa ha fatto il nuovo
governo di Kiev? Contratti alle imprese straniere. Petrolio, industrie,
persino rifiuti tossici. E se c’è un dovere morale che l’Ucraina ha con gli
ucraini e con tutti gli europei è di non trattare più scorie e rifiuti tossici
dopo la tragedia di Chernobyl. Quel veleno c’è ancora, nella nostra aria. Non
si dovevano permettere di portare altri fusti».
Dirà almeno che il popolo di Maidan è
stato tradito?
«Le sembra possibile, viste come stanno le cose, di
credere ancora nella rivoluzione? Ma come si fa a non capire che certe cose
non accadono se non ci sono dietro certi poteri? Ogni volta che sento
qualcuno che parla di rivoluzione, di primavere, di riscatti… io lo metterei in
carcere. Cosa c’è di più legale e onesto di un governo legittimo in un mondo
assediato dalle multinazionali globali? Non avete visto come sono finite le
primavere arabe e le operazioni per la libertà in Iraq? Gli americani stanno
perdendo ovunque, i popoli stanno rialzando la testa. E non è il popolo di
quelle barricate».
Chi c’era dietro quelle barricate?
«C’erano delle falangi ben organizzate,
addestrate in due campi in Polonia, in un campo in Ungheria e un altro in
Germania. Sostenuti dall’esercito di Kiev
post-golpe, che ha bombardato i civili, dato fuoco a villaggi. Tutto per
seguire il disegno degli Usa di rompere il nascente asse tra la Russia e
l’Europa, tra il popolo russo e il popolo europeo. Siamo fratelli, Gorbaciov lo
aveva capito e aveva abbattuto il muro nell’unica visione che mi trova
d’accordo con lui».
L’Occidente lo aveva sostenuto.
«Per nulla. Subito dopo il crollo del Muro, gruppi
fuori controllo, organizzati da spie americane lo hanno abbattuto e hanno
insediato il fantoccio Eltsin, che ha smantellato lo Stato per regalarlo ai
nuovi oligarchi complici del sistema occidentale. E non potevano fare
altro, gli americani, visto che già era chiaro l’imminente crollo del dollaro.
Da quel momento hanno avuto paura dell’asse russo-europeo, hanno cominciato a
temere la Cina. E si sono attrezzati per muovere le loro solite guerre
invisibili. Pensate se questo vasto continente dall’Europa alla Russia al
Kazakistan all’India alla Cina si potesse unire. Pensate l’Italia che boom
potrebbe avere, venderemmo la nostra moda, i nostri prodotti, i nostri libri.
Potremmo fare a meno degli americani e gli americani non possono sopportarlo.
Così hanno cominciato brutali operazioni, le stesse che oggi, però, non sono
più in grado di gestire. Stanno perdendo ovunque, anche qui».
Lei ha scritto che gli Usa vogliono
circondare la Russia, conquistare la Siberia e il Polo Nord, indebolendo così
Mosca e da qui cominciare a puntare sulla Cina.
«Questo era il progetto, abbiamo visto che non
funzionerà. Spero di essere ancora vivo, spero che mia figlia almeno possa
vederlo: quel giorno in cui gli europei si sbarazzeranno delle basi
americane sul loro territorio. Ma state tranquilli, la Russia non sferrerà
alcun attacco. Ha dovuto difendere la Crimea perché i golpisti nazisti potevano
mettere le mani su ciò che resta degli armamenti nucleari. Putin non farà
follie. Non le farà neppure dopo che l’Osce ha dimostrato che il nuovo governo
ha costruito dei campi di concentramento, rendendosi colpevole di genocidio».
Lilin, lei parla da nostalgico
sovietico o da falco di Putin?
«Io parlo da persona che conosce le cose. Ho sempre
contestato certe politiche di Putin e sotto l’Urss la mia famiglia ha sofferto.
Dico che bisogna conoscere le cose. Sa quanto costa la benzina in Russia?
Quaranta centesimi. Quanto guadagna in media un russo? Novecento dollari,
quando sei anni fa si fermava a 120 dollari. Lo sviluppo è qui, la Russia sta
crescendo e l’Europa ha tutto l’interesse a fare un patto con loro,
liberandosi dal giogo delle multinazionali private americane. Io parlo da
cittadino italiano, da patriota italiano. La nostra economia, quella vera,
non ha bisogno di questo sistema ormai al fallimento. Deve liberarsi dalla
morsa americana e di Bruxelles».
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